Read I fantasmi del cappellaio by Georges Simenon Laura Frausin Guarino Online

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«Non so se I fantasmi del cappellaio sia il più bel romanzo di Simenon, perché ogni volta che leggo o rileggo una delle sue opere, mi pare sempre la più bella, la più misteriosa, la più drammatica. Ripubblicato dopo quasi cinquant'anni, colpisce al cuore per l'incomparabile capacità di comunicare l'oscuro precipitare dei suoi personaggi dentro la propria perdizione e dispe«Non so se I fantasmi del cappellaio sia il più bel romanzo di Simenon, perché ogni volta che leggo o rileggo una delle sue opere, mi pare sempre la più bella, la più misteriosa, la più drammatica. Ripubblicato dopo quasi cinquan­t'anni, colpisce al cuore per l'incompa­rabile capacità di comunicare l'oscuro precipitare dei suoi personaggi dentro la propria perdizione e disperazione». (Natalia Aspesi)...

Title : I fantasmi del cappellaio
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ISBN : 9788845926730
Format Type : Paperback
Number of Pages : 238 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

I fantasmi del cappellaio Reviews

  • Connie
    2019-02-06 22:35

    Five older women have been strangled in three weeks, and the people of La Rochelle are frightened. The author puts us into the mind of the murderer, a respected man of the community. We wonder about his motives. Another man suspects him, but is frightened by what he knows. Georges Simenon again shows that he is a master of psychological fiction.

  • Sandra
    2019-02-10 22:42

    Nel volume sono contenute tre storie: la prima è un brevissimo racconto, intitolato Benedetti gli umili, con il quale Simenon vinse il premio per il miglior racconto poliziesco al concorso annuale indetto dall’Ellery Queen’s Mystery Magazine; il secondo è un racconto scritto nel 1947 intitolato Il piccolo sarto e il cappellaio, dalla rielaborazione del quale nacque nel 1948 I fantasmi del cappellaio. L’ultimo, a mio parere, un vero capolavoro. Il primo racconto non è altro che il nocciolo da cui si sviluppano gli altri due, ma l’ultimo è il migliore perché rovescia il punto di vista da cui leggiamo la storia e soprattutto introduce un punto di svolta nella trama che negli altri due racconti, molto lineari nello sviluppo, manca. Ed in quel punto di svolta, in quell’improvviso cambiamento c’è tutto Simenon, c’è il suo scavo psicologico, c’è l’inabissarsi nei fantasmi che abitano la mente del cappellaio Labbé, con il quale attraversiamo inquietamente i vicoli e le strade buie e piovose di La Rochelle diretti verso una meta che lui solo conosce e che vuole condividere, ne ha bisogno, con un’altra persona, con il suo dirimpettaio, il piccolo sarto armeno Kachoudas. Si presenta anche qui il tema della complicità, che costituisce il filo conduttore del romanzo I complici (seppur scritto sette anni dopo, a ulteriore riprova dell’interesse dello scrittore per l’argomento), che ho letto da poco. Complicità nel commettere un delitto come forma di difesa, come un baluardo che protegge soprattutto da sé stessi e dai propri fantasmi. Quando la complicità viene meno, i fantasmi hanno la meglio e la sconfitta è tanto desiderata che arriva finalmente come una liberazione. Un romanzo cupo come le giornate di novembre in cui si svolgono i fatti, un'altra prova della maestria di Simenon, capace di portare il lettore con una sola parola dentro un’atmosfera in modo perfetto.

  • Roberto
    2019-01-21 23:27

    I “fantasmi del cappellaio” è uno dei pochi libri che riesce a raccontare in modo lucido e spietato le ossessioni e le pazzie della mente umana.L'atmosfera del romanzo è bellissima: stufe, caminetti, giocatori di carte, funzionari arcigni, bar fumosi, pipe, cappotti e una pioggia incessante.La storia è semplice: un cappellaio e un sarto abitano uno di fronte all'altro. Le loro case sono così vicine che dalla casa del primo, il signor Labbè, si riesce a spiare la vita del secondo, il sarto Kachoudas. E il secondo, dalle finestre del suo studio, segue i ritmi monotoni della vita del primo: commerciante benestante marito di una moglie invalida, che non sopporta le visite di estranei.Labbè tutte le sere, dopo aver chiuso il laboratorio, se ne va a fare qualche partita a carte con gli amici del bar, dove, essendo una piccola cittadina, tutti si conoscono di tutti si conoscono vita e abitudini.Ma la città è alle prese con serie di omicidi di donne anziane.Si scopre quasi subito chi è l'assassino. Quello che invece si scopre piano piano è il motivo di quelle morti, il perché di quella necessità. Come l'assassino stesso scrive al giornalista Jeantet, che sta seguendo questi casi:“L’ho uccisa come le altre, perché era necessario. E questo nessuno lo vuole capire. Diranno e scriveranno ancora che sono un pazzo, un maniaco, un sadico, un indemoniato, e non è così”. L’obiettivo dell’autore è quello di portarci dentro la mente del protagonista, di mostrarci le sue perversioni, le sue ossessioni (i suoi fantasmi), la curiosità che prova per il povero sarto Kachoudas, che volendo guadagnarsi la taglia che è stata messa sull'assassino, lo segue tutte le sere, nelle strade buie, nel bar, fino a casa.Ma non ci sono solo i fantasmi del cappellaio (legati principalmente al suo rapporto con le donne), ma anche i dubbi del povero Kachoudas che, casualmente vede davanti ai suoi occhi la prova della colpevolezza, ma non trova la forza di andare a denunciare l'assassino alla polizia. Bello il finale: il cappellaio, persona fredda e vuota, decide di farsi scoprire in un luogo ricco di gioia e calore umano, in opposizione al grigiore della sua vita. Il calore forse che riceveva dalla famiglia del sarto.È impossibile non rimanere conquistati da questo romanzo, ben scritto, inquietante, mai noioso, avvincente.

  • Ubik 2.0
    2019-01-26 19:26

    Il cappellaio, il sarto, il dottore, il giornalista, il commissario (…e le donne, solo vittime sacrificali).“I Fantasmi del cappellaio” mi è sembrato un romanzo meno riuscito della media (altissima) a cui Simenon mi ha abituato (direi viziato…). Nella prima parte sono già messi in campo tutti gli elementi narrativi utili ad ottenere il consueto effetto di avvincere il lettore fino all’ultima pagina: è subito svelato chi e come uccide, mentre il perché, su cui polizia e stampa si arrovellano, diviene evidente dopo un po’. Altri misteri, nella vita lineare, metodica e monotona di due commercianti apparentemente insignificanti in una nebbiosa cittadina di provincia, vengono alla luce altrettanto presto; dopo di ché si procede nel racconto (un tantino forzatamente, secondo me) con la stessa inerzia delle partite di bridge al Café des Colonnes, luogo di ritrovo dei rispettabili cittadini borghesi. Manca cioè il colpo di scena (o almeno la svolta) che ci si aspetterebbe, essendo stati ben presto rivelati tutti i segreti della storia e intuibile senza troppa difficoltà il percorso e il destino che attende i protagonisti; si procede invece in discesa verso il finale, quasi una liberazione per tutti, compreso il lettore, un po’ oppresso dall’atmosfera soffocante e caliginosa che tutto avvolge, nelle stradine di La Rochelle ma soprattutto nei pensieri dei suoi abitanti tormentati dai fantasmi.

  • Phil
    2019-01-25 23:41

    This roman dur, or ‘hard’ novel, opens in the town of La Rochelle, whose inhabitants are being pressed to the very limits of endurance. (This in itself could be said to be Simenon’s overarching theme in all his work.) It has been raining almost constantly for three weeks, “and people who didn’t have a change of clothes lived in a perpetual cold dampness.” What’s more, a killer prowls the streets, his first victim strangled on the day the heavens opened.A hatter goes about one of his many daily routine tasks, and pauses at the window to gaze out at the tailor’s opposite. “…(T)he gap made by the street was so narrow, that you had the feeling you were living in the same house.”And thus the mood and many of the novel’s themes are set after only the first two pages. Already, we are drawn into an intangible and seemingly unexplainable relationship between two men who rarely say more than “Good morning” to each other, who work opposite each other in private, suffocating lives.The tailor, Kachoudas, is -- like many of Simenon’s characters -- a stranger in a decidedly strange land; that is to say, a land of hypocritically staid respectability and long-ago-formed cliques. He is a foreigner, like untold others in Simenon’s oeuvre, who is on the margins of the society he’s settled in; who, despite his many years walking among the locals, feels unable -- even unworthy -- to join in with their chatter. At the nearby cafe, filled with local dignitaries of long standing, he sits apart from them and maintains respectful silence -- waiting, hoping, craving their acceptance.The hatter is the only one who notices him. Every evening, he knows it is his duty to leave his shop first, so that the tailor has the courage to follow him to the cafe. And so, it is this relationship that propels the book along. One of these men is the murderer the town lives in fear of. The other is the only one who knows.The novel is only marginally a mystery. We know who the killer is within the first chapter. The police are barely a presence in the book. Yet this is very definitely a novel of suspense. The drama is in the psychological machinations going on inside the killer’s mind -- the unravelling of the motive that had once seemed so clear to him.The idea of characters watching each other’s lives play out through adjoining windows is one that Simenon has used in other books -- ’The Window Over the Way’ and ‘Mr. Hire’s Engagement’ being the two that I’m aware of. In Simenon’s hands, this is more than just a plot device for a thriller. His characters are (usually) men whose lives are in a rut. They are small people living small and sheltered lives. For the tailor and the hatter, their windows and what they see out of them (or think they see, at least) become a kind of mirror for their own self-image. They learn to see themselves in a new way.They see themselves as if through the eyes of the person that they think they see across the street. They never think to get to know the other person. They are so trapped inside their own lives -- their own heads -- that real human contact is perhaps by now impossible.And so when the tailor is taken ill, the hatter’s routine life begins to fall apart. The two men are responsible for the saving of the other. But as is usual with Simenon, it is this final push through the limits of a man’s endurance that forms the basis of the downbeat, though typically sensitively-handled, ending.And no one ends a book like Simenon. I always put his roman durs down with an exhausted sigh, a melancholy ache. As the man himself once said: “I know that there are many men who have more or less the same problems I have, with more or less intensity, and who will be happy to read [my books] to find the answer -- if the answer can possibly be found.”For me, ‘The Hatter’s Phantoms’ was yet another darkly satisfying attempt to find some answers.

  • Carlo
    2019-02-15 21:25

    La storia del cappellaio assassino seriale e del suo rapporto con il piccolo sarto armeno che ha il negozio proprio di fronte fu una vera fissazione per Simenon nei suoi primi mesi di residenza negli Stati Uniti: cominciò con un breve racconto, poi seguì un’opera un po’ più lunga, infine – nel 1948 – ecco giungere il romanzo. L’edizione Adelphi in mio possesso contiene il primo e il terzo, oltre al capitolo conclusivo del secondo (che, intitolato ‘Benedetti gli umili’, vinse il premio ‘Ellery Queen’), il che consente di seguire l’evoluzione del progetto: se il lavoro iniziale ha forse una maggiore compattezza narrativa, quello conclusivo ha dalla sua il colpo di genio del ribaltamento della prospettiva, che consente all’autore di scandagliare nel profondo una discesa verso la follia. Il protagonista del romanzo è, infatti, il signor Labbè, titolare di una cappelleria ed esponente della buona borghesia in una città di provincia (La Rochelle): la lunga malattia della moglie ne ha fatto vacillare il già instabile equilibrio psichico spingendolo a dar sfogo alle sua misoginia in pulsioni omicide (non è uno spoiler, a Simenon non interessa raccontare chi è stato, ma perché l’ha fatto). La sua lucida follia – il personaggio pensa, scrive e dice mille volte di non essere pazzo – utilizza come punti d’appoggio la sfida lanciata alle autorità che indagano sull’omicidio di sei anziane, ma anche l’interazione a distanza con il sarto che vive dall’altra parte della strada e che passa dal sospetto alla certezza di come stanno le cose pur restando incerto sul da farsi: i soldi della taglia fanno gola, ma chi si fiderebbe di un povero immigrato?. Quando il meccanismo si inceppa, anche perché il contrappeso dell’armeno viene a mancare a causa di una malattia, Labbè inizia a perdere il controllo della situazione, scendendo prima in modo graduale e poi sempre più velocemente nella pazzia fino all’inevitabile conclusione. Un percorso psicologico descritto con cura e profondità che, da un punto di vista iniziale più allargato, stringe sempre di più l’attenzione sul cappellaio nello stesso tempo in cui quest’ultimo si chiude in se stesso cominciando a pensare che tutto il mondo congiuri contro di lui. Un’analisi di una personalità disturbata, assai frequente nel Simenon ‘americano’, che viene condotta soprattutto con la narrazione di azioni e stati d’animo, mentre le descrizioni sono ridotte al minimo: le parole scorrono in frasi perlopiù brevi e costruiscono un noir davvero buio pur senza la presenza di una qualsiasi arma da fuoco. Tutto questo, però, non fa de ‘I fantasmi del cappellaio’ un libro perfetto: se la prima parte restituisce, con un ritmo opportunamente lento, l’opprimente atmosfera di provincia (un’altra delle specialità dello scrittore belga) in cui vive sotto il pelo dell’acuqa – e con ogni probabilità si aggrava – la patolagia del protagonista tra un negozio in decadenza e il rito serale della partita al caffè, la seconda metà subisce un’accelerazione non sempre giustificata, a partire dal modo affrettato e un po’ goffo con cui il povero sarto viene tolto dalla scena. Si tratta, comunque, di aspetti che non inficiano certo il piacere della lettura, perché Simenon sa come tener desta l’attenzione con storie che finiscono sempre per regalare un sottile malessere.

  • Leanne
    2019-01-25 20:29

    From the beginning, we are made aware that Monsieur Labbe, the title's hatter, is a serial killer. The book explores and moves toward his motive for killing. It also shows Labbe's combined fear and want of a sort of companionship with the tailor who lives near him, and whom he can see through his window. The tailor knows he is the killer, and follows him, but does not report him.The story starts off painfully slow. To give you an idea, I present to you the opening sentences: "It was December 3, and still raining. The figure 3 stood out, very big and black, with a sort of fat belly, against the staring white of the calender which hung, just to the right of the till, against the dark oak partition between the salesroom and the show window."Not exactly riveting, if I may say so. The first 20 or so pages of the book were dedicated to atmosphere. It did pick up, thankfully, and I actually became quite engrossed in it.Another thing I was somewhat disgusted with was the treatment of women in the novel. I completely understand the motive for the murders, which are not done out of hatred of the gender. I also understand the character is mentally ill, no matter how often he denies it, and that his repulsion to the opposite sex has a clear trace to his past. But I did find it annoying that all of the women mentioned, even in passing, are prostitutes, and if they are not, it is mentioned how much they love sex and what sluts they are. To me this reflects poorly on the author, as if he couldn't think of a single defining trait in a woman except "slut," which is used repeatedly.The Hatter's Phantoms was a decent read as far as a captivating story, which is why it got three stars instead of one or two. The writing isn't brilliant and is occasionally repetitive, and with a less intriguing storyline it probably would have gotten two stars at most. Apparently, Simenon was famous for being able to write nearly 80 pages per day. It seems he chose quantity over quality.

  • Tony
    2019-02-09 23:29

    THE HATTER’S PHANTOMS. (1949). Georges Simenon. ***1/2.Meet M. Leon Labbe. He is the owner and manager of a hat shop in a small town in France. It is a small business; he has only one assistant and a maid who cooks and cleans. He is married to Mathilde. We never get to meet Mathilde, but there is a good reason for that. As the story opens…”It was December 3, and still raining…It was exactly three weeks ago, for it had been on November 13 (another fat # on the calendar) that the first old woman had been murdered, near the church of Saint-Sauveur, a few steps from the canal.” – “So begins one of Simenon’s most powerful novels. Five old women have been killed within three weeks, and the town of La Rochelle is in a panic. A murderer stalks his victims in its dark alleys and arcades, killing in a seemingly incomprehensible pattern. In the terrorized town there is only one man who has guessed the secret, but humble and a foreigner, he does not dare denounce a citizen of substance. His relationship with the criminal is strangely perverted – the innocent trembling before the guilty. As this chilling novel unravels with increasing momentum, it becomes more than a mystery story – an absorbing study of the thrill of power experienced by a killer who starts out with a practical purpose and ends up addicted to his macabre skill.” This is another masterpiece by Simenon.

  • Laura
    2019-01-23 20:15

    Opening lines:On était le 3 décembre et il pleuvait toujours. Le chiffre 3 se détachait, enorme, tri noir, avec une sorte de gros ventre, sur le blanc cru du calendrier fixe a la droite de la caisse, contre la cloison en chêne sombre pisque cela avait eu lieu le 13 novembre - encore un 3 obese sur le calendrier-, que la premiere vielle femme avait été assassinée, près de l'église Saint-Saveur, a quelques pas du canal.A movie directed by Claude Chabrol was made Les Fantômes du chapelier (1981) based on this book, with Michel Serrault and Charles Aznavour.

  • Margaret
    2019-01-31 22:43

    I liked the end. It took awhile for the story to get there, which is significant for a piece less than 200 pages, which is the opposite of The Clockmaker which pounded quickly to end where it became not so much a polemic, but just a series of excuses by the protagonist to explain everything he and his son ever did...(interesting that I picked these two at the same time and read them back-to-back). Again, I feel something was lost in translation, but the characters were well defined and social structure of the town was clear. It was easy to understand why each person acted as he did in response to the situations where he was placed.Any thoughts on the tailor and his family?

  • Emilie
    2019-02-10 23:38

    Pas mal comme roman du genre. Le tempo est un peu lent, mais j'ai bien aimé le fait qu'on sait qui est l'assassin et on explore plutôt sa motivation et la raison pour laquelle il a commencé à tuer certaines femmes de La Rochelle. Le dernier tiers du livre est beaucoup plus intéressant que le reste parce que le rhythme des actions et la narration s'accelèrent, mais en somme c'était assez bien comme histoire même s'il manquait un peu de profondeur et de détail pour ce qui entourait les personnages de Kachoudas et Léon et ultimement, leur relation complexe.

  • Peter Herrmann
    2019-01-23 16:32

    Well done. Simenon's is a difficult style ... uphill for the reader, but sometimes worth it. The message I took away from this book is that some people (eg, the hatter) need:a) somebody else (eg, the tailor) to whom they can feel superior in order topreserve their own sense of confidence b) predictability in their lives to preserve their sense of confidenceand when (a) and/or (b) vanish, they completely fall apart.

  • Francesca
    2019-02-01 21:18

    3.5-4/5Non si punta a rivelare il mistero o il colpevole dei delitti con un colpo di scena finale, qui tutti gli enigmi sono sciolti subito.Simenon punta a rendere magistralmente la grigia e opprimente vita e mentalità di provincia, le relazioni interessate, un male sociale che a piccole o grandi dosi si annida in tutti, quasi una follia che scaturisse proprio dal vivere in un determinato e angosciante contesto.

  • Marlène
    2019-01-22 23:22

    Quel drôle de roman. Du moins en comparaison des polars et romans noirs que je fréquente habituellement.Mon premier Simenon et une excellente expérience. Une ambiance désuète et pesante finement rendue sous couvert de brume.Une sombre histoire de petite ville où une vie plongée dans la tristesse d'une routine et d'usure s'arrête dans le déraillement. Une lecture rapide contrastant avec une narration étrangement visuelle et lente.

  • Marti Martinson
    2019-02-18 22:31

    The clearly drawn characters were so well done that I really only liked one of them. This is not to imply I agreed with the actions of our protagonist. Story-wise, another Simenon masterpiece. (I still wanted a shadowy appearance from Maigret, even though this novel did not take place in Paris.) A perfect winter / Christmas read, for those rainy or snowy evenings you don't even want to leave the house.

  • Karen
    2019-01-22 23:31

    The motive of this serial killer isn't revealed until you are 3/4 of the way done with this book. I love this author; the main characters in his books all look perfectly normal on the outside but conceal a cold-hearted, calculating person.

  • Leka
    2019-02-03 19:34

    Davvero interessante vedere la genesi di un romanzo di Simenon.Qui ce n'è offerto un esempio: la stesura finale, la prima parte; l'abbozzo di questa, la seconda, e un capitoletto ulteriore, variante del secondo testo.Niente, di veramente grande, nasce... grande.

  • Ffiamma
    2019-02-14 22:15

    una serie di delitti a la rochelle, la borghesia che- al solito- nasconde il torbido, il cappellaio e il suo quasi doppio (il piccolo sarto kachoudas, emblema della miseria), la pioggia, i fantasmi che diventano sempre meno inspiegabili. drammatico, sconsolato

  • Olivier
    2019-02-18 00:21

    Nomás para avisar que ya lo terminé. Muy bueno, excelente precursor de los "thrillers psicológicos" de ahora, pero ah cómo es misógino ese Simenon.

  • Barbara Amago
    2019-02-02 22:38

    One of Simenon's best ... and creepiest ... "hard" novels. A murderer in a small French town develops a symbiotic relationship with the only other person who knows his dreadful secret.

  • Toglietemi tutto, ma non i miei libri
    2019-01-27 17:16

    Recensione: http://chelibroleggere.blogspot.it/20...

  • Karen
    2019-02-04 19:32

    Good creepy fun and interesting portrait of an insular French town. I'll look forward to reading more of Simenon.

  • Fredsky
    2019-02-04 19:43

    Fantastic portrait of a murderer with a plan.

  • Corey
    2019-02-05 17:37

    A wicked little tale that would make a great movie in the right hands.

  • Chrome_24
    2019-02-08 20:22

    il solito, grande simenon. anche senza maigret

  • Umberto
    2019-02-15 23:36

    Il pazzo visto attraverso gli occhi del pazzo, che prima è indagatore, poi arriva a se stesso. I movimenti minuziosi fuori e in casa, imitando una presenza che non c'è più.

  • ‎شروق إلهامى
    2019-01-27 21:42

    نمط غريب ومختلف،جذبني اختلافها واسلوبها في سبر اغوار القاتل بشكل مشوق يثير الذهن ولكن النهايه بحق ا فاجأتني