Read Blind Argus or the Fables of the Memory by Gesualdo Bufalino Patrick Creagh Online

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An old man, haunted by the imminence of death, harks back to the loves of his youth in a small Sicilian town where he was a schoolteacher. As he breathes life into his memoirs, a whole world of laughter and pain is evoked....

Title : Blind Argus or the Fables of the Memory
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ISBN : 9780002710169
Format Type : Hardcover
Number of Pages : 175 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

Blind Argus or the Fables of the Memory Reviews

  • Dimitri
    2019-03-13 04:32

    Fine anno, tempo di bilanci. Forse questo è il libro che più mi è piaciuto nel 2017 o comunque quello che più mi è rimasto impresso. Ringrazio @SCARABOOKS per avermelo consigliato.-----Narra la leggenda che la gelosa dea Giunone assegnò la custodia della bellissima Io al pastore Argo, che non si addormentava mai grazie ai suoi cento occhi. Fu Mercurio, inviato da Giove, a uccidere il pastore e a liberarla.Ormai vecchio e malato, Gesualdo Gano, il protagonista di questo romanzo, decide di riattivare i suoi cento occhi della memoria, raccontando la prima e ultima estate felice della sua vita, quella del 1951 a Modica in Sicilia, dove “la luce era d’una qualità rara: un pulviscolo lucente che non ho più rivisto uguale da allora e che ricordo in soffici spifferi, a mo’ di Spirito Santo, attraversa i fili penduli della moschiera, nella trattoria”. E’ l’estate felice di un trentenne che non aveva mai avuto vent’anni e che li ebbe allora. E poco importa se i ricordi sono veri o inventati, soprattutto quelli dei suoi amori, corrisposti e non, perché nel suo cuore di “sentinella amorosa” c’è posto per tutte queste “angele ragazze che si spenzolavano dai davanzali”: Maria Venera con la pelle olivastra, gli zigomi sporgenti e la sua “famosa verginità” da preservare; la “risolente” Isolina; la cocotte Cecilia, che appare con ” sì e no, un fazzoletto di seta sopra la pelle” e che scompare alla stazione con il fumo che le avvolge il viso “come in un film di cose russe”. Lo stile è di un’eleganza ammirevole, ma non barocco. Non c’è un aggettivo inutile o fuori posto. Tutto il racconto di quei mesi trasuda ironia e autoironia dall’inizio alla fine, per compensare l’attuale amarezza del protagonista. A Roma per gravi motivi di salute, incapace di farla finita e chiuso in una stanza d’albergo “con i calzini di ieri a rotoli dentro le scarpe”, decide di ingannare la morte con questa specie di training autogeno. Con il suo racconto felice, l’infelice Gesualdo – novello Argo – diventa il custode delle ragazze, degli altri personaggi e dei ricordi di quella lontana estate, quando tutti erano “a un culmine irripetibile di gioventù”, perché tutto ciò non venga dimenticato quando i suoi cento occhi della memoria si spegneranno per sempre. “Moriamo ogni giorno nella morte di chi ci circonda e uccidiamo ogni giorno gli altri dimenticandoli”. Gesualdo vuole evitare che questo accada e ci regala un ironico e commosso inno all’attimo che fugge, alla giovinezza e alla memoria. “Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo. Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare.”

  • Pedro Casserly
    2019-03-09 03:31

    La novela es un intento de un hombre mayor, para glorificar un pasado que dé sentido a su actual decadencia (“Perdida por timidez la ocasión de morir, un escritor infeliz decide curarse escribiendo un libro feliz”). La memoria, gigante de mil ojos, juega entre el intento idealizador, el verdadero candor de juventud, y la perfidia detectada en forma retrospectiva por la experiencia; como anticipa el epígrafe: “Argos, yaces, habiéndose extinguido la luz que para tantas luces tenías, y ahora a los cien ojos solo la noche ocupan” (Ovidio, Met., I). Bufalino comenzó a escribir a los 60 años, auspiciado por Sciascia; Argos es su cuarta novela; su escritura es muy rica, y hay mucha vida volcada en la obra; mi inicial desinterés por la historia requirió cierto tesón, hasta las últimas páginas en las que el sentido insinuado comenzó a tomar forma. Un buen libro.

  • Maurizio Manco
    2019-03-15 02:49

    “O non era forse, la felicità, il sentimento d’una sospensione, il sentimento d’un tempo immobile e d’oro? L’inganno, cioè, che il sole s’impietri dov’è, e la luna; che nel nostro sangue nessuna cellula invecchi di un attimo in questo attimo stesso che sembra passare e non passa, sembra non passare ed è già passato. Oh interromperlo, sospenderlo, il tempo: sicché tutto, pietre, pesci, uccelli, foglie, frutti, e io e tu, […] siano e siamo fulminati dalla luce in un radioso e incorruttibile «ora»: immobili, senza più la risacca dei nostri ieri a sommergerci, a crescerci fin sopra le labbra; senza più la scogliera dei domani, irta di punte e coltelli, a minacciarci malanno e morte; niente passato, niente futuro, ma solamente presente…” (p. 96)“Tu, poca, misteriosa vita, che posso dire di te? Se m’hai sempre esibito quest’aria di bambolina truccata; se non hai fatto mai nulla per persuadermi d’essere vera… Odiabile, amabile vita! Crudele, misericordiosa. Che cammini, cammini. E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa. Ci sei, non ci sei più: una nube, un vento, un profumo…Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo. Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare.” (p. 206, excipit)

  • Giovanna
    2019-02-27 22:47

    Come sempre di Bufalino mi intriga la maestria nello scegliere e soppesare le parole,l'audacia nel disporle in frasi che sembrano prendere il volo per quanto adornate di inusuali svolazzi.Meno intrigante stavolta il soggetto che,come lo stesso autore dichiara e ammette,è subordinato all'esercizio della scrittura.In ogni caso Bufalino rimane sapiente maestro nell'arte dello scrivere.

  • Artemisia
    2019-02-28 05:30

    (Avete fatto caso come nella distanza ogni parola si disincarna e confonde coi più diversi rumori? Il brusìo delle fontanelle, le tranquille opre dei servi, un po' di vento fra le case...)

  • Simona Friuli
    2019-03-12 00:55

    Una meraviglia, la scrittura di Bufalino.Uno scritto amaro sull'impostura della memoria, un'elegia a quelle vite che sono poi "Iliadi da due soldi" in cui, pure con eleganza, Bufalino apre la vena a qualche livorosità. Tutto echeggia Baudelaire di cui l'autore fu traduttore superbo.Una perla.

  • Armando Merayo
    2019-03-13 23:47

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  • Guille
    2019-03-07 23:54

    Al igual que en mi otra lectura del autor, Perorata del apestado, su prosa, culta y barroca, está poblada (¡Ay de mí!) de refinadas palabras, de innumerables referencias, que no se apiadan de mi ignorancia ni de mi pereza ante el uso del diccionario sin que ello reste ni un ápice del placer que obtengo en su lectura. Una prosa que exige reposo y relecturas continuas pero que recompensará sobradamente al paciente lector que gozará así de la expresividad de sus imágenes, del ingenio en la combinación, no pocas veces insólita, de las palabras, que se deleitará con la sutileza e inteligencia de sus metáforas, con la sagacidad y cercanía de sus reflexiones nacidas de un variado origen que oscila entre la hipocondría de los sesenta años, la inmediatez de la última audiencia sin estar en posesión de alegato satisfactorio y la infame mirada de las muchachas que hace tiempo le relegaron a mueble que esquivar. El tono es aquí, no obstante, más irónico, su prosa más cantarina y juguetona que en aquella otra obra. Gesualdo, autor y personaje, construye aquí una “impostura, una bagatela cómica” sobre la memoria más o menos idealizada de sus amores y desamores en tiempos “en los que se bailaba a dos, y se hablaba mucho bailando”. El objetivo, alejar “el ánimo de lo archinegro, del archicero, de la archinada” y disuadirse así de cortarse la muñeca “débilmente, cada cuatro meses”, porque “no solo es hermoso vivir la vida. Es casi tan hermoso fingir y mentirse vivirla”. O eso llega a expresar el personaje mientras piensa lo contrario, uno de esos duelos entre opuestos tan del gusto del autor que ni el título se vio privado de tan expresiva afición. Un juego de la memoria y de la literatura que busca menos rememorar que perpetuar y dar sentido; un juego en el que siempre pierde el mismo, porque, ya se sabe, “Las palabras no han bastado, no bastan”.

  • Frahorus
    2019-02-18 06:40

    Che dire... Bufalino scrive da Dio, e ho detto tutto!

  • Arne
    2019-03-07 23:39

    Could've been the translation...that took away from this or made it seem flat to me.