Read La pazzia di re Giorgio by Alan Bennett Franco Salvatorelli Online

la-pazzia-di-re-giorgio

È raro il caso di uno scrittore di teatro estremamente sofisticato e complesso che raggiunge in pochi anni una vasta popolarità e vede addirittura una sua commedia, piena di sottili riferimenti storici, diventare un grosso film prodotto da una major di Hollywood. Ma è accaduto ad Alan Bennett con La pazzia di Re Giorgio. Prendendo spunto dalla apparente follia di Giorgio IÈ raro il caso di uno scrittore di teatro estremamente sofisticato e complesso che raggiunge in pochi anni una vasta popolarità e vede addirittura una sua commedia, piena di sottili riferimenti storici, diventare un grosso film prodotto da una major di Hollywood. Ma è accaduto ad Alan Bennett con La pazzia di Re Giorgio. Prendendo spunto dalla apparente follia di Giorgio III (temporaneamente risolta da un acuto medico di provincia e nel nostro secolo reinterpretata come un caso di porfirìa, malattia rara che nulla ha a che fare con lo squilibrio psichico), Bennett ha dato voce agli intrighi comici e sinistri che in quegli anni si svilupparono rigogliosamente attorno al re. Non vi è traccia, in queste pagine, della penosa cartapesta che di solito contrassegna il teatro di ricostruzione storica. Da Pitt a Fox, da Giorgio III al suo malevolo primogenito, il Principe di Galles, tutti parlano e agiscono con una vivezza che lascia stupefatti e ci fa subito riconoscere l’impronta di uno scrittore vero e quanto mai inusuale. Mentre la vicenda finisce per disegnare un perfetto apologo sul delirio non solo dei potenti, ma innanzitutto di coloro che gli vivono accanto. La pazzia di Re Giorgio è apparso per la prima volta nel 1992....

Title : La pazzia di re Giorgio
Author :
Rating :
ISBN : 9788845911934
Format Type : Paperback
Number of Pages : 153 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

La pazzia di re Giorgio Reviews

  • Habemus_apicellam
    2019-02-03 22:53

    Doc save the king! compatto e splendido lavoro teatrale che unisce l'inimitabile humour inglese con la riflessione satirica ma non solo sul gioco del potere. Giorgio III rimane nella mente, ma il lavoro di Bennett nel delineare in poche pagine una fisiognomica degli uomini del potere e di quanto possono fare per conquistarlo o mantenerlo... molto godibile anche la sfilata degli uomini di medicina, torturatori, maniaci delle feci e autoritari psicoterapeuti ante litteram che sfidano l'autorità regale per rimetterla in piedi. cercherò di recuperare il film sceneggiato dallo stesso Bennett.

  • Pierre Menard
    2019-02-08 16:42

    Il lungo regno di Giorgio III (dal 1760 al 1820), sovrano di Gran Bretagna e Irlanda, fu certamente denso di avvenimenti: basti pensare alle due rivoluzioni, quella americana e quella francese, e alla conseguenze che ebbero per il regno inglese. Sembra naturale che un regno così lungo non possa godere di un giudizio unanime, e in effetti gli storici sono piuttosto divisi nel valutare Giorgio III, anche a causa del complicato alternarsi dei governi, presieduti da esponenti Whigs o Tories, nel regime parlamentare inglese (la Gran Bretagna era allora una delle poche nazioni rette da una monarchia realmente costituzionale). Verso gli anni Ottanta del XVIII secolo, Giorgio iniziò a soffrire di disturbi mentali sempre più incapacitanti, da alcuni studiosi oggi attribuiti ad una malattia di natura genetica, la porfiria. Il partito whig tentò allora di far nominare un reggente allo scopo di esautorare i Tories di William Pitt, allora al potere.Il dramma di Bennett inizia proprio quando il re comincia a dare segni di cattiva salute che preludono ad un rapido alterarsi del suo equilibrio mentale. Inizialmente Giorgio si comporta in modo bizzarro e sconveniente, parlando in modo sconclusionato e mettendo in imbarazzo gli astanti, che ovviamente non possono fargli notare niente (è il re, dopotutto!). Poi la malattia si aggrava facendolo sprofondare in una follia violenta e autolesionista. I medici non sono d’accordo sulla terapia, o forse è meglio dire che non hanno da proporne una valida, preferendo affidarsi ai soliti rimedi tradizionali (salassi, purghe, vescicanti etc.) che ovviamente non fanno altro che peggiorare la situazione. Intanto l’evolversi negativo della salute mentale del re condiziona pesantemente il governo e la stabilità del paese: anche se siamo in una monarchia parlamentare, il re è comunque la sorgente del potere e deve firmare i provvedimenti perché vengano poi tradotti in atto dal governo. La sua indisposizione rischia di causare una crisi molto seria. Il serioso Pitt e i suoi alleati Tories attualmente al potere cercano in tutti i modi di disinnescare la crisi giungendo a negare che il re sia uscito di senno. All’estremo opposto i Whigs di Fox e Sheridan tentano di far saltare il ministero Pitt, di dichiarare il re incapace e far nominare reggente il fatuo Principe di Galles, in cattivi rapporti con il padre. Pochissimi sono coloro a cui interessa davvero la salute del sovrano e fra questi la devota moglie Carlotta, che però viene tenuta forzatamente lontana da lui. La situazione cade presto in stallo: Pitt riesce a resistere ai tentativi whig di sfiduciare il governo, ma nel contempo non è in grado di muovere la complessa macchina burocratica statale perché manca la firma del re. Giunge a corte il dottor Willis, uomo di chiesa ed esperto di malattie mentali, ma disprezzato dai medici londinesi per le sue origini provinciali: Willis decide di procedere con la forza e, fra le proteste dei paggi, impone la sedia di costrizione per “punire” il sovrano ogni volta che si comporta in modo scorretto (terribile la scena che marca la fine della prima parte, con il sovrano che, immobilizzato dalle cinghie, urla disperato di essere il re d’Inghilterra, mentre il medico gli risponde che è solo un paziente). Nonostante la brutalità dei metodi di Willis, a poco a poco il re riprende il controllo di se stesso: nella sua follia sembra farsi strada una piccola luce, come dimostra la sua recita di Re Lear che sblocca la situazione. La crisi è scongiurata e Giorgio si ristabilisce riconciliandosi con la regina, mentre Pitt tira un sospiro di sollievo. Quello di Bennett è un vero e proprio dramma storico, per comporre il quale l’autore, da sempre affascinato dal personaggio di Giorgio III, ha consultato numerose fonti storiche e letterarie, come racconta nella lunga introduzione in cui spiega alcune sue scelte sceniche. Il tema centrale del dramma è certamente il problema della follia di un individuo da cui dipendono i destini di milioni di persone: non la follia sadica e amorale di Caligola e Nerone, né quella lucida e demoniaca di Hitler, ma quella di un sovrano, piuttosto mite, un po’ limitato, di indole contadina (da savio, Giorgio dimostra di intendersi di economia rurale), fedele alla sua compagna, ma non indifferente alle grazie femminili di lady Pembroke, e fondamentalmente allergico all’esercizio del potere, soprattutto nei suoi aspetti più spietati (è sufficiente vedere la sua reazione all’attentato di cui è vittima all’inizio della storia): in ciò diversissimo dal figlio e dai suoi ministri, il conservatore immobilista Pitt, gli ambiziosi Fox e Sheridan e l’ambiguo Thurlow, tutti assetati di potere. Le domande che i personaggi si fanno sono le stesse che incuriosiscono il lettore, facendolo meditare sul ruolo del sovrano in quel periodo. Come giustificare l’indisposizione del sovrano in modo che l’opinione pubblica non venga scossa dalla notizia? Come impadronirsi del potere, dichiarando folle un re che lo è solo temporaneamente? Come curare un malato che l’etichetta vieta anche solo di toccare o di interrompere mentre (stra)parla? Se il trono del re diventa la sua sedia di costrizione e i paramenti regali la camicia di forza, che cosa ne è dell’eccezionalità del sovrano?Dramma complesso con moltissimi personaggi, forse troppi – difficile distinguere chiaramente i paggi del re e alcune figure di contorno – ha i suoi punti di forza nell’ironia tipicamente britannica che colpisce la corte, i medici, e soprattutto i politicanti corrotti, e nel taglio dato all’evoluzione della vicenda: se inizialmente le bizzarrie del re fanno sorridere e poi ridere il lettore (o lo spettatore), il progredire della follia conferisce pathos alla storia, provocando compassione per le sofferenze sopportate dal sovrano, sempre più solo con il suo male. Il ristabilirsi della salute non riporta la completa serenità, solo quel tanto che basta per tirare avanti: come dice Giorgio a Carlotta, “ogni vita ha i suoi rimpianti. Ma ognuna ha le sue consolazioni”.Consigliato a chi ama recitare Re Lear.Sconsigliato al principe Carlo.

  • Katy Noyes
    2019-02-03 21:50

    Spur-of-the-moment decision to read this. I liked the film and can only picture Nigel Hawthorne in this. Alan Bennett's introduction puts the play in its historical context and it's a short read that entertains in its plot and characterisation.George III is a wily and committed king. Deeply taken with his wife (whom he calls Mrs King), it affects his family, Parliament and country when he inexplicably shows symptoms of madness and those around him vie for the favour of the Prince of Wales whilst attempting strange and horrific 'cures'. It's both terrible and hilarious, watching politicians scuttle, the Prince of Wales plot, the king insult everyone in his delirium. And daily stool samples be examined. I won't pretend to understand the politics of the time but fence-sitting bureaucrats never go out of fashion. Even if leeches and bleeding do. It's a funny blend of the ridiculous, the comic and the painful. I wanted more actually, more scenes with Queen Charlotte. More of the mad king. More of the historical context.Engaging writing, and a fascinating little read.

  • Tim
    2019-01-21 16:34

    I think this is one of Bennett's better plays - I think he wittily ties George's descent into madness to Britain's recent loss of the American colonies. The King Lear scene is fantastically clever. There's currently a splendid revival of The Madness of George III starring David Haig in London's West End that I would highly recommend booking tickets to.

  • Fran
    2019-02-13 18:52

    Scritto per il teatro, è molto divertente.E' piacevole fin dall'introduzione dell'autore.

  • Realini
    2019-01-28 21:38

    The Madness of King George III by Alan BennettFunny but also sad - Losing “the colonies”, now entitled The United States of America has affected the sanity of the king and it might be this loss that caused - The Madness of King George III -about this and other notes you can check:- https://www.youtube.com/playlist?list...- What, what??This is what, what king George keeps saying, when he is sane… to give you an idea.So part of the message might be that we act crazily when in the right mind and we sound mad at periods when we are “all right”.I have listened to Mr. Loveday’s Little Outing yesterday and in that one there is another lunatic, who seems so nice.Under the guise of normality, he is let out into the world, where he had killed an innocent girl, when he was young.And he does it again.In the case of King George, he acts peculiar, with his what, what, even before they commit him and the diagnostic is evident.Not that doctors were too much good at the time of the American Independence, when they insisted on harmful “treatment”:- Keep his wounds opened, so that the poison gets out- What they do all mornings is check the stool and the “water” of his majesty- There is actually too much mention of that- once is funny, twice is all right…at the fourth conversation on the matter I am already beyond bored…Doctor Willis, who finally does some good towards the royal patient, taken out to his farm is not without fault:- We need to break the king, as we break a horse…They use a straitjacket and they gag the poor man, who must be granted becomes too foul mouthed and even talks dirty about the queen- Did you plough the queen sir? Did you plough her There is a political implication to the illness of his majesty and I am not sure what the real history says about it.But in this adaptation for BBC Radio, of the work by the very talented Alan Bennett, there are two parties at odds with each other.One is led by Mr. Pitt, who has been a responsible prime minister, who had balanced the books and kept expenses in check.The other party wants to promote Mr. Fox- an appropriate name- to the top job in government, regardless of consequences.King George III wants to continue with Mr. Pitt, with whom he has a jocular and interesting relationship.The monarch is witty and even uses his passing mental disability to joke and take some advantage in this alliance- You must not disagree with me Mr. Pitt, for my mind is weak…or words to that effectThe bond with his wife is also strong, except for the period when he is incapacitated and keeps talking nonsense.She is…Mrs. King and the son, the heir to the throne and conspicuous plotter working with the adversary – Mr. Fox- is called:- Oh, the fat oneThis part is rather sad and at times pathetic, because seeing the father despising the offspring so much and in return, the Prince of Wales conspiring to have his aristocratic father committed and deposed is unpleasant.Doctor Willis has an interesting theory on the reason why the king is ill.With this he might be a precursor of Freud, or better still Martin Seligman, Ed Diener, Sonja Lyubomirsky and other majestic psychologists.Or it might just be Alan Bennett playing tricks and infusing the plot with elements from modern day analysis.- The kings have the problem of too much compliance- All those in their presence do everything they can to please them- This results in their brain lacking elasticity and breaking downHe did not say it like that, but he may have a point and Tal Ben Shahar, a reputed Harvard professor talks about:- “The Underprivilege of Privilege”In one of his lectures- available online- he mentions the case of a man who reached the top, a position within the White House, after a life of continuous success- at the first major trouble he broke down and I think killed himself. Like King George III, people who have it all, have a major problem when they are confronted with a crisis.Losing “the colonies”, now entitled The United States of America has affected the sanity of the king and it might be this loss that caused - The Madness of King George III

  • Moloch
    2019-02-08 20:46

    Leggo così pochi testi teatrali che non avevo, finora, il tag appropriato: è giunto il momento di crearlo, visto che l’ultima lettura di settembre è stata questa commedia di Alan Bennett, La pazzia di Re Giorgio, cioè Giorgio III (1760-1811). In effetti con questo titolo fino a qualche tempo fa conoscevo solo un film del 1994, e non sapevo che fosse tratto da quest’opera: all’epoca vedevo spesso Videomusic, e a intervalli regolari c’era un breve programma con i trailer dei film in uscita, e io ricordo una scena di questo in cui Nigel Hawthorne (Giorgio III) correva come un matto per i corridoi di Windsor… Questo per dire quali strade tortuose portano alla lettura di un libro (tra l’altro la cosa buffa è che a tutt’oggi quel film, il cui trailer mi aveva colpito così tanto, non l’ho ancora visto: potrei ora fare, come per Quel che resta del giorno, un confronto libro/film).È possibile (come si legge nell’interessante Premessa di Bennett) che quella di Giorgio III, più che pazzia, fosse una conseguenza di una malattia ereditaria, la porfiria, all’epoca non diagnosticata. In ogni caso, negli anni 1788-1789 in cui è ambientata la commedia, l’incapacità del sovrano di governare alimentò le speranze dell’ambizioso Principe di Galles, suo figlio, di assumere il potere con qualche anno di anticipo facendosi proclamare reggente, e con lui quelle dell’opposizione al primo ministro Pitt, mentre quest’ultimo a sua volta poteva solo augurarsi che il re guarisse in fretta per sperare di poter conservare la sua poltrona. Infatti è sulle lotte politiche e sulle alterne fortune dei vari schieramenti, con i relativi cambi di casacca e trasformismi dell’ultimo minuto, che si concentra il testo, più che sulle classiche “scene di follia”, regalando qualche battuta graffiante di tipico humour inglese.La Premessa dell’autore, che ricordavo sopra, contiene interessanti informazioni sull’ispirazione per questa commedia, sui tratti dei vari personaggi, sulle piccole libertà storiche che Bennett si è concesso, nonché sui preparativi e le prove per la prima messa in scena (Londra, novembre 1991).Per la cronaca, anche se nel 1789 Giorgio III si ristabilì e il figlio dovette tornare al suo posto, nel 1811 la salute del vecchio sovrano peggiorò di nuovo e stavolta fu davvero necessario ricorrere alla Reggenza: è il classico periodo della “Regency” di austeniana fama. Alla morte del padre, nel 1820, il Principe di Galles divenne finalmente Giorgio IV.3/5http://moloch981.wordpress.com/2013/0...

  • Phillip
    2019-01-31 16:31

    I bought this actually intending to get the stage play (entitled The Madness of George III) rather than the screenplay (entitled The Madness of King George), because I rarely read screenplays. However, it was quite interesting to read this one, in part because I really liked the film. I find that when I see a film version of a play and then read it, I visualize what's going on more easily, which can be a really nice help with some plays. However, this is a fairly straightforward screenplay without many directions that would give one difficulty in imagining the filming.One thing I do think is interesting--and I'd like to read the stage play to see how the two compare--is that this screenplay has a lot more breaks. Whereas a break in a stage play generally requires changing the set, in a film the viewer simply experiences a cut scene, so it is possible to provide more camera angles, more sets, and more breaks, leading to generally shorter bursts of dialogue. Whereas in a 70 page stage play, a single scene might go 25 pages without a break, here few of the scenes go more than a page.

  • Sarah
    2019-01-31 15:29

    I am currently in my second year of 6 form, in which i study English language and literature. the course work requires students to chose one shakespeare play, and a different play/movie to compare it with. I have chosen to study King Lear (which is one of my favourite shakespeare plays) and will be comparing the element of madness in King Lear with that portrayed in the Madness of King George.i enjoyed the film version of King George but was required to read the screenplay of it.it is a short and easy read, with excellently drawn and thought out characters. overall a rating of 3.5 stars.a extended review will be completed later, but if anyone would like to know or recieve my personal opinion on anything feel free to ask. xxx

  • Gregg
    2019-01-26 15:54

    Truthfully, I wasn't really in the mood for this. I got fired up about Bennett after reading and seeing The History Boys, and obviously this was the next readily available title. It's like The West Wing in the nineteenth century. It seems to take royalty as more of an ingrained staple than a Yank like me can grasp, so maybe I just need to wallow in the annals of Bourbon Palace a while longer or something. I'll give it another whirl some other day. It's obviously about George III's problems with porphyria, and how his physicians didn't know how to handle it, and how his political bedfellows used it to further their own careers. Hmm. I'm already getting interested again. Look for another review in a few weeks.

  • Vale
    2019-02-17 17:54

    La pazzia di re Giorgio è una commedia teatrale storica. Alan Bennett aveva studiato storia durante il periodo universitario per cui le sue conoscenze in materia sono ricche di spunti interessanti sulla corte inglese alla fine del XVIII secolo. Durante la lettura si ride molto perché Bennett non perde mai il suo spirito sarcastico,ma ci sono anche delle fini analogie con il shakespiriano Re Lear e sul tema della follia e della ragione che nel teatro, e in fondo nella vita, sono sempre in bilico. Ottimo libro che consiglio a tutti.

  • piperitapitta
    2019-01-26 23:30

    prima di dedicarsi alla regina elisabetta con la sovrana lettrice alan bennett si dedica a re giorgio con questa divertente satira e sceneggiatura.non si pu�� dire che lo tratti con i guanti bianchi, ma soprattutto mette in ridicolo tutto il sistema di corte che, senza accorgersi che il re �� malato, cerca di abituarsi a tutte le sue stranezze.

  • Megan Anderson
    2019-01-19 22:46

    Boring, boring, boring, oh, man, so boring. I could hardly bring myself to feel outrage about the treatment of the mad king, how he was slapped about and tied up and everything, because it was all so horribly boring. It was like slogging through muck just to make it to the end.

  • miroir
    2019-02-01 16:35

    Alcune parti sono davvero divertenti,altre meno.Nel complesso consigliato

  • Denise Dougherty
    2019-01-19 19:37

    Interesting story - interesting author.DD@Phila

  • Playwright42
    2019-01-26 22:49

    Bloody fantastic. Why couldn't Bennett have stopped here? Then we wouldn't have the confusing mass that is called The History Boys.

  • Birgitte Bach
    2019-02-12 16:50

    Det er første skuespil jeg læser. Jeg ved ikke om jeg synes det var godt. Men det var i hvert fald en interessant oplevelse at læse det.

  • Amélie Gourdon
    2019-01-26 15:45

    Bennett wonderfully deconstructs here power and manipulation. While making you laugh.Would so much like to see it on stage now.

  • Steven
    2019-01-26 18:27

    Strangely poignant portrait of the mad, syphillitic king George III.

  • Theut
    2019-02-03 23:53

    Sconsigliato (e non avrei mai pensato di dirlo di un'opera di Bennett).

  • Susan Kosel
    2019-02-10 20:39

    I listen to this on CDs. Great reading done by multiple actors. Very dramatic.

  • Bettie☯
    2019-02-05 21:32

    Brilliant read and I also enjoyed the film.

  • Elisa92
    2019-01-26 20:43

    Historical theatrical drama that tells the time of King George III's madness and as a result of all the plots that are being sought to fill up the void of power in Parliament, with the struggle between the faction of Pitt and the faction of Fox, and within the same royal family: the Prince of Wales in fact conspires against his same parents.At first reading the story did not hit me (the story is true and it is necessary to read carefully the introduction of the author in which he explains the genesis of the story and the characters of his drama by comparing them with the real historical characters).I found the king's character fascinating in the development of his madness, at times truly irresistible, and britishly entertaining the figures of doctors trying to treat him (not to mention the methods).On the contrary, I found the part of the power struggle less successful, though undoubtedly interesting from the historical point of view.However, in order to give a complete judgment on a theatrical piece, it is necessary, in my opinion, to see it in a theatre, recited by actors as theatrical writing is meant for the stage and not (or not only) for reading

  • UnCinemaDaily
    2019-02-03 20:39

    Una comicità britannica quasi imbattibile quella di AB. Personalmente lo considero il suo miglior lavoro, anche se veramente arduo il compito di sceglierne uno. Altri scritti potrebbero avere qualcosa in più nella scrittura o nei concetti, ma questo, ogni volta completato, brama di essere riletto.

  • Carl
    2019-02-12 15:53

    Has a great introduction by Alan Bennett which offers useful insight into the writing process.

  • Paolo Nardi
    2019-01-26 23:49

    http://speloncalibro.blogspot.it/2015...

  • Serena Marasca
    2019-02-17 19:25

    E' un testo teatrale, quindi leggendolo, di sicuro perde molto della sua bellezza; rimane comunque l'ironia di Bennet. Libro leggero e non pretenzioso.