Read L'inferno di Treblinka by Vasily Grossman Claudia Zonghetti Online

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La più terribile fabbrica della morte nazista nel folgorante, esemplare reportage – fondato su testimonianze di prima mano e scritto subito dopo la liberazione del campo, nell’autunno 1944 – da un inviato d’eccezione....

Title : L'inferno di Treblinka
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ISBN : 9788845924842
Format Type : Paperback
Number of Pages : 79 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

L'inferno di Treblinka Reviews

  • Orsodimondo
    2019-04-30 11:24

    LA STRADA SENZA RITORNONo, non è possibile immaginare che cosa accadesse nelle camere a gas...Settanta scarne pagine che mi hanno lasciato senza parole.E senza fiato.

  • Frabe
    2019-05-25 12:33

    Nel settembre del 1944 Vasilij Grossman entra da corrispondente di guerra al seguito dell’Armata Rossa nel campo di sterminio di Treblinka (Polonia): racconta a caldo ciò che vede e soprattutto, sulla base di evidenze e testimonianze, l’orrore immenso già perpetrato; descrive la macchina di morte più spietatamente produttiva tra quelle messe in opera dai nazisti, rendendola nota al mondo (il suo scritto sarà agli atti nel processo di Norimberga); e ricostruisce anche l’unica rivolta di detenuti, in uno dei due campi di Treblinka, portata incredibilmente a termine con successo.Il suo è un reportage di grande valore documentale ed è pure, data la qualità espositiva, il primo tassello della produzione letteraria di Grossman, purtroppo assai limitata successivamente a causa della pesante censura del regime sovietico e poi della sua precoce scomparsa.

  • Susan
    2019-05-21 11:40

    What most people don't understand about the concentration camps is that most of them, including Dachau and Auschwitz, the ones most Americans have heard of, were administrated as work camps, though the idea was to get as much work from the prisoners as possible, basically to get as much work out of them as possible and then to kill them ( at first, not really systematically but increasingly they had to do more than just work them to death, or shoot the recalcitrants). But there were three camps that were administered separately: Belzec, Sobibor and Treblinka II (Treblinka I was an "Ordinary" concentration camp). These were for Jews and they were "death camps". They were nothing like the others because they were designed only for death, burning of the corpses (after they had retrieved anything of value including gold teeth). There were no barracks, except to house those needed to administer the camps. Trains came into a very pleasant station ( music and flowers) and prisoners were treated quite decently and sent "to the showers", after which they were told they were could retrieve their possessions and find housing. In reality they were hurried to the gas chambers and from there they were burned and buried. These "death camps" were closed and buried long before allied soldiers marched in. So you probably heard more about camps like Auschwitz, Ravensbruck, and Buchenwald which were abandoned before the Allies marched in. In most cases, only minimal efforts were made to obliterate these camps. There was no time, and the Nazis just left.But of the death Camps, nothing was left, though it's not been impossible for archeologists to describe them in detail.This book is terrifying in its detail about what actually happened to the Jews who were sent there. Still you should read it (it's short, only 64 pages) because only when you understand the lengths to which civilized people will go to obliterate fellow human beings can you remain vigilant against any possibility of something this horrific happening again.

  • Marco Tamborrino
    2019-05-14 14:45

    Scuotono l'anima nel profondo, tolgono il sonno e la tranquillità i racconti di come, fino all'ultimo istante, i cadaveri viventi di Treblinka non perseverassero solamente il sembiante dell'uomo, ma soprattutto il cuore! Racconti di donne che cercavano di salvare i figli e che per questo tentarono imprese sublimi e disperate; di giovani madri che nascondevano, sotterravano i propri neonati sotto mucchi di coperte e facevano loro scudo con il proprio corpo. Nessuno conosce né conoscerà mai il loro nome. Si sa di bambine di dieci anni che con candida saggezza consolavano i genitori in lacrime, o di un ragazzino che entrò nella camera a gas gridando: « Non piangere, mamma, i russi ci vendicheranno! ». Nessuno conosce né conoscerà mai i loro nomi. Si sa di qualche decina di condannati che tenne testa a una torma di SS armate di mitra e granate: morirono in piedi, con il petto crivellato da decine di pallottole. Si sa di un giovane che accoltellò un ufficiale delle SS, o di un ragazzo arrivato dal ghetto di Varsavia in rivolta che riuscì a nascondere una granata e la scagliò, già nudo, contro il gruppo dei suoi aguzzini. Si sa di scontri - tutta una notte - tra un gruppo di condannati e le squadre dei Wachmanner e delle SS. Spari e deflagrazioni di granate si susseguirono fino al mattino, e quando il sole si levò, il piazzale era un tappeto di cadaveri, ognuno con accanto la sua arma: una tavola della palizzata, un coltello, un rasoio. Ma il mondo finirà e nessuno conoscerà i loro nomi. Si sa di una ragazza alta che sulla « strada senza ritorno » strappò la carabina a un Wachmann e si batté con decine di SS che le sparavano contro. Due belve persero la vita, una terza ci lasciò un braccio. Le vessazioni, le torture che dovette subire quella povera ragazza furono tremende. Ma nessuno consocerà mai il suo nome e nessuno potrà renderle onore.Grossman non è stato testimone diretto di ciò che avvenne a Treblinka tra l'estate del '42 e l'autunno del '43. Primo Levi fu testimone di Auschwitz, ma a confronto, "Se questo è un uomo" è un libro leggero. Non lo sto sminuendo, sto semplicemente asserendo che la cronaca giornalistica presente in "L'inferno di Treblinka" racconta lo sterminio nazista in maniera dieci volte più forte, dieci volte più cinica e dieci volte più spietata. Certe scene mi rimarranno nella mente per sempre.

  • Paola
    2019-05-16 09:17

    Treblinka.Tre milioni di morti.300.000 al mese. ... "Ogni camera a gas misurava sette metri per otto: cinquantasei metri quadri. La superficie totale delle dieci nuove camere era dunque di cinquecentosessanta metri quadrati, e con le tre vecchie strutture - ancora in attività se arrivavano contingenti meno numerosi - Treblinka disponeva di un totale di seicentotrenta metri quadri per la produzione di morte. In ogni stanza venivano stipate dalla quattrocento alle seicento persone. Dunque, quando erano tutte e dieci al completo, si eliminavano in un colpo solo da quattro a seimila esseri umani. E in media le camere dell'inferno di Treblinka si riempivano almeno due-tre volte al giorno (con picchi di sei carichi).Arrontondando intenzionalmente le cifre per difetto e con appena due carichi al giorno nelle nuove camere a gas, in una sola giornata a Treblinka venivano uccise diecimila persone circa, trecentomila circa in un mese. Treblinka funzionò ogni giorno pre tredici mesi, e pur scontando novanta giorni di soste, manutenzione o mancato arrivo dei treni, restano comunque dieci mesi pieni di lavoro. E se la media mensile era di trecentomila vittime, in dieci mesi Treblinka sterminò tre milioni di persone. Una cifra che avevamo già desunto una prima volta - anch'essa con un calcolo per difetto - dal numero dei convogli in arrivo". Pur sapendo la mia immaginazione non riesce nemmeno ad avvicinarsi all'orrore di quanto fu perpetrato su quella piccola porzione di terra, da parte di uomini a altri uomini.Così é stato.E la responsabilità che così non sarà mai più é su di noi, oggi, domani e per sempre.

  • Erika
    2019-04-29 07:24

    As a member of the Red Army, Grossman experienced first-hand the horrors of the nazi killing machine after liberation. Gathering information from survivors the author pieces together the appalling reality that was Treblinka: the deceptions used to get people into the trains and eventually into the gas chambers, the guards' violent and sardonic demeanors throughout the entire ordeal, the collecting of the deceased’s’ valuable goods after the criminal act. Grossman points out the psychological impact of every step the prisoners went through, each one depriving them of a different aspect of being human. There are detailed mentions of the camp's infrastructure development, statistics regarding the estimated number of killings that took place per day, examples of physical and moral abuse that prisoners endured.Reading something from the point of view of someone on the Russian side is interesting. I had a similar experience reading Sofia Fedórchenko's El pueblo en la guerra, a Russian perspective of World War 1. The only negative critique I could make of this book would be the constant use of listings on the narrative, which got somewhat repetitive. Other than that it's a nice little book, easy to read and straightforward.

  • Arwen56
    2019-05-05 09:15

    Anche se si sa già, in linea generale, quel che verrà narrato, è sempre agghiacciante leggerlo.

  • Carloesse
    2019-05-26 08:31

    Un reportage, e una minuziosa ricostruzione storica di come si sia realizzata una "fabbrica della morte" su scala industriale. Di come si sia potuto materializzare uno degli orrori più abominevoli nella storia dell’umanità. E che pone la continua domanda di come ciò sia mai potuto accadere e di come fare perché non possa mai più riaccadere.Un libriccino piccolo e leggero, ma reso denso dal terrore provato dalle vittime di quell’abominio, e reso pesante dalle parole che inevitabilmente narrano quell’orrore, e che non può evitare di provare il loro lettore.“...Neanche Dante” era riuscito a immaginare tanta nefandezza “descrivendo il suo Inferno”, neanche lui era riuscito a concepire per i suoi demoni una tale bestialità, e menti così tarate da poter concepire un simile disegno e a porlo in atto con altrettanto inumano entusiasmo.Sì, c’è qualche caduta nella retorica di stampo sovietico (la Santa Armata Rossa, che interviene come un angelo vendicatore…), ma bisogna tenere conto di quando (1944) e di per chi sia stato scritto questo reportage. Grossman era reduce dall’epopea di Stalingrado e stava seguendo l’Armata rossa nella sua rapida avanzata vittoriosa nella liberazione dei territori fino allora occupato dai nazisti come corrispondente di guerra (ufficiale appartenente all’Armata stessa) per la sua testata “Stella Rossa”, scoprendo, passo dopo passo, crimini che riteneva inimmaginabili.E si riteneva ancora un fervente bolscevico, non avendo ancora preso coscienza degli orrori staliniani (che in qualche modo subirà lui stesso) che sarà costretto a considerare di lì a poco. In “Vita e Destino” (il suo capolavoro, un assoluto un capolavoro) arriverà a mettere in bocca ad un ufficiale tedesco che dirigeva un Lager, il Comandante Liss, in un dialogo con il vecchio bolscevico Mostovksoj, suo prigioniero, l’ipotesi eretica e scandalosa (per quell’epoca) che nazismo e stalinismo non siano che due facce della stessa medaglia: quella di un partito erettosi a Stato.Solo da lì Grossman prenderà definitivamente le distanze dalle ideologie, dimostratesi così duttili e malleabili fino a potere rinnegare il valore della vita di ogni uomo. Quello che alla fine è il più alto in assoluto.

  • Yehudit
    2019-05-06 08:29

    Absolutely terrifying. Just... speechless. I've read this in march and it was one of the most painful things I've ever read. Few months later, I’ve been to Treblinka, finally. I’ve actually been to a few of the camps - Auschwitz, Majdanek and finally, Treblinka. Visiting this place was a very traumatic experience for me - I can tell, in Treblinka, your heart feels with sorrow to hear.

  • Ale Sandoval Tress
    2019-05-16 08:31

    Uno de los libros que mejor documenta lo que hubo en los campos de concentración, como se construyeron y la idea que existía detrás de ellos.Escrito por alguien que llegó a ver ese horror con sus propios ojos.

  • Jan
    2019-05-19 07:22

    We, in the West, usually think of Auschwitz when we think of the Holocaust. But the camps in the areas liberated by the Western armies were "work camps" whose main function was not death but labor for the German war effort. Western armies never saw the worst of the Holocaust camps - Treblinka, Sobibor, and Belzec.Vasily Grossman was a Soviet reporter traveling with the Red Army at the end of WWII. He was there when they liberated what was left of Treblinka. He writes in plain descriptive language what the Jews saw when they arrived at Treblinka and what they saw and experienced as they were sent through the industrial production line of death. We learn about Germans like Stumpfe - "Laughing Death," Svidersky - "Master Hammer" and Preifi - "The Old One." We learn how German qualities that, under normal circumstances, would be laudable, were turned to make the camps pleasant for the Germans, and to fool the Jews until the very last minute. We learn how many trains a day arrived, and how many people were "processed" and what the process was. We know what happened to their clothes, their valuables, their hair and their bodies. We know that, at first, their bodies were buried. But when it became obvious that the German war crimes would be discovered, all those bodies were dug up and burned to try and destroy the evidence. But, as Grossman points out, the signs remained in objects thrown up by the earth: rotted shirts and trousers, corsets, thimbles, passports, notebooks, photographs, letters. The list goes on and on.Yet he writes that witnesses had this to say about the Germans: The SS loved to deliver speeches to the doomed; they loved to discuss what was happening at Treblinka and its profound significance for the future. They were all deeply and sincerely convinced that what they were doing was right and necessary. They explained at length how their race was superior to all other races; they delivered tirades about German blood, the German character, and the mission of the German race.This is a clear warning about the dangers of exceptionalism and the ease with which mass murder is justified.It is just a tiny little book, but it contains great sadness and great wisdom.

  • Nina
    2019-05-18 13:45

    Opis reportażu pochodzi z wprowadzenia do niego na stronie internetowej, na której reportaż można przeczytać: http://www.demusica.pl/cmsimple/image... (do polskiego wydania książkowego z 1946 roku nie udało mi się dotrzeć). Reporter opowiada o kręgach piekła Treblinki, „największej fabryki koncernu Himmlera”, „wszechświatowego szafotu”, „w porównaniu z którym piekło Dantego wydaje się nieszkodliwą i pustą zabawą szatana”. Niestosowne byłoby, moim zdaniem, zarzucać autorowi w tamtej sytuacji nadmierne emocje, wyrażające się w dosadnych, wartościujących określeniach, szczególnie w odniesieniu do morderców z Treblinki (najłagodniejsze to „istoty człekokształtne”). Nawet jeśli nie pasują one do standardów współczesnej szkoły reportażu. Wykraczają również poza takie standardy uogólniające komentarze, zgodne z ówczesną radziecką wykładnią, takie jak, że „wady i straszliwe przestępstwa tych ludzi zrodziły się z wad państwa niemieckiego i niemieckiego charakteru narodowego”, nie mówiąc o nachalnym podkreślaniu przez autora zasług Armii Czerwonej. Nawiasem mówiąc, na gorzką ironię zakrawają późniejsze losy jego książek, których publikacji za życia się nie doczekał. Wasilij Grossman (1905-1964), Żyd urodzony w Berdyczowie, którego matka została tam zamordowana przez nazistów, uznawany jest za jednego z największych rosyjskich pisarzy XX wieku. Reportaż z Treblinki, mimo powyższych uwag, bez wątpienia taką opinię potwierdza.

  • Padmin
    2019-05-04 14:35

    "Dobbiamo tenere a mente che di questa guerra il razzismo, il nazismo non serberanno soltanto l'amarezza della sconfitta, ma anche il ricordo fascinoso di quanto sia facile uno sterminio di massa. E dovrà tenerlo a mente ogni giorno, e con grande rigore, chiunque abbia cari l'onore, la libertà, la vita di ogni popolo e dell'umanità intera".

  • Leka
    2019-05-07 14:33

    Lascio a lui la parola. Io sono (ritornata ad essere) mutaLeggere di queste cose è durissimo. E credetemi, voi che leggete, non è meno duro scriverne. "Perché farlo, allora? Perché ricordare?" chiederà, forse, qualcuno. Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti. Chiunque si rifiuti di conoscere la verità non capirà mai con quale nemico, con quale mostro si è battuta fino alla morte la nostra grande, la nostra santa Armata Rossa.e il cuore sembra fermarsi, stretto da una tristezza, da un dolore, da un'angoscia che un essere umano non può sopportare...Com'è potuto succedere?

  • Mateu
    2019-05-23 13:15

    Quite biased vision from Vasili, a soviet writer and journalist. Nazis are bad and russians are good. But, what else could he write in those times under Stalin fist? Anyway, a first hand and close picture of it. Lacking support or biblio about most of events described. For a more objective view on concentration camps, look at Laurence Rees' Auschwitz.

  • Ledimiche
    2019-05-07 12:18

    Un breve libro che testimonia l'orrore del campo di sterminio di Treblinka. Per non dimenticare ciò che in nazismo produsse, e coloro che volontariamente si dedicarono e agirono in quella immensa macchina della morte che furono i lager.

  • mauchiz
    2019-04-28 14:37

    Sappiamo tutto di ciò che avvenne nei campi in quegli anni, o forse anche se pensiamo di sapere tutto non sappiamo e non sapremo mai abbastanza.