Read La banda Bellini by Marco Philopat Online

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Μιλάνο. Δεκαετία του '70. Ο φασίστας Τζούσβα, κρυμμένος σ' ένα ασθενοφόρο, σημαδεύει την είσοδο μιας πολυκατοικίας, περιμένοντας να βγει ο στόχος του. Είναι πολλοί οι λογαριασμοί που πρέπει να πληρωθούν. Ο άνθρωπος που θέλει να δολοφονήσει είναι ο Αντρέα Μπελίνι, ξανθός με μακριά μαλλιά, ψηλός ένα μετρό κι ενενήντα, φοράει μακριά καμπαρντίνα και γυαλιά Ray - Ban. Εδώ και χΜιλάνο. Δεκαετία του '70. Ο φασίστας Τζούσβα, κρυμμένος σ' ένα ασθενοφόρο, σημαδεύει την είσοδο μιας πολυκατοικίας, περιμένοντας να βγει ο στόχος του. Είναι πολλοί οι λογαριασμοί που πρέπει να πληρωθούν. Ο άνθρωπος που θέλει να δολοφονήσει είναι ο Αντρέα Μπελίνι, ξανθός με μακριά μαλλιά, ψηλός ένα μετρό κι ενενήντα, φοράει μακριά καμπαρντίνα και γυαλιά Ray - Ban. Εδώ και χρόνια ηγείται της πιο τρομερής κινηματικής ομάδας περιφρούρησης, μιας παρέας νέων από τη γειτονιά του Καζορέτο που επέλεξαν τον δρόμο της πολιτικοποίησης και της μαχητικότητας, έχοντας στο μυαλό τους τις εικόνες από την ταινία του Σαμ Πέκινπα «Άγρια Συμμορία» και αποφασισμένων να διατηρήσουν πάση θυσία την κοινωνική και πολιτική τους αυτονομία. Το μυθιστόρημα του Μάρκο Φίλοπατ (ακτιβιστής, συγγραφέας και μέλος της κολεκτίβας των εκδόσεων «Shake» με έδρα το Μιλάνο) αναπαράγει το έπος της συμμορίας Μπελίνι, ένα πραγματικό μητροπολιτικό μύθο (που για ένα περίπου χρόνο ο ίδιος ο πρωταγωνιστής αφηγήθηκε στο συγγραφέα καθώς περιπλανούνταν στα μπαρ του Μιλάνο) αποτελούμενο από συγκρούσεις με την αστυνομία, κυνηγητό στους φασίστες και τους πρεζέμπορους, έρωτες, φόβους, δραματικές διαμάχες, λεηλασίες, καταλήψεις, μεθύσια, χαρές και απογοητεύσεις, διαρκή περιπλάνηση στο μητροπολιτικό πεδίο. (. . .)...

Title : La banda Bellini
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ISBN : 9788886926
Format Type : Paperback
Number of Pages : 192 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

La banda Bellini Reviews

  • Ajeje Brazov
    2019-04-08 20:00

    Siamo nel periodo caldo degli anni di piombo, tra la fine degli anni '60 e quasi tutti i '70, periodo di forti tensioni, delle stragi, delle contestazioni studentesche del '68, della strategia della tensione, degli scontri tra i Rossi ed i Neri ecc... Periodo interessante e con questo libro volevo iniziare una serie di letture proprio su questo periodo storico travagliato, ma questo romanzo non mi ha soddisfatto/entusiasmato granchè. Di avvenimenti storici se ne parla troppo poco o solo accennati, per il resto è un minestrone acido di scontri di piazza, bastoni, chiavi inglesi, alcool a fiumi, sigarette ecc...La stile narrativo è particolare, almeno all'inizio mi era piaciuto, ma poi pian piano mi ha stufato. La scrittura è, come quello (della compagnia di amici) che parla parla parla e racconta di tutto e di più (palle o non palle, non si sa), in puro slang milanese.

  • Intortetor
    2019-04-20 02:04

    la prima cosa che ti rimane dentro è l'adrenalina: tutte le pagine ne sono imbevute, e ci si ritrova a leggerle con la stessa urgenza con cui questa storia è stata vissuta, tanto che ti sembra quasi di viverle quelle pagine.poi però resta un retrogusto amaro, via via che il romanzo (romanzo? biografia? come sempre nel caso di philopat le due cose sfumano l'una nell'altra, ed è questo forse che lo rende così speciale, diverso dal resto degli scrittori italiani) finisce, che non passa neanche quando il libro viene chiuso.

  • MicheleC
    2019-04-15 22:45

    Aaaah, che boccata d'aria fresca questo racconto! Epica quotidiana dei servizi d'ordine (in questo caso, quello del Casoretto a Milano) degli anni Settanta. Le immagini che evoca sono potenti ed esaltanti, impagabile quella delle cinquanta persone della Banda Bellini schierate a difesa di un corteo, che si annunciano canticchiando il motivetto di Morricone "Scion Scion". Ma anche la descrizione dei "cucchini" (furti di Ray-Ban e altro dopo una robusta scazzottata) ai danni dei fascisti non è male. Il libro è interessante anche perchè, di fatto, nega l'equiparazione che viene spesso fatta tra i movimenti degli anni Settanta e la lotta armata, mostrando che anche le manifestazioni "violente" (le virgolette sono d'obbligo: ho imparato che la demarcazione tra "violenti" e "non-violenti" in piazza è molto meno netta di quanto si creda) di quei movimenti non avevano come esito nè necessario nè probabile la lotta armata, ma erano spesso dettate da esigenze difensive e/o egemoniche (che a volte voleva dire la stessa cosa, visto che toccava difendersi da altri servizi d'ordine). Il linguaggio "parlato" utilizzato da Philopat (quasi nessun segno di interpunzione classico) rende il racconto simile alla sbobinatura di una registrazione ma, dopo qualche affanno iniziale, ci si abitua e fila che è un piacere. Anzi, non poteva essere scritto in nessun altro modo.

  • Alessandro Vicenzi
    2019-03-25 17:54

    Una volta che superi lo scoglio della forma in cui è scritto (al cui confronto Ellroy è un verboso abusatore di subordinate) ti trovi immerso in un ritmo ipnotico che scandisce, secco come il picchiare dei sanpietrini sui caschi della celere, un pezzo di storia dell'Autonomia milanese degli anni Settanta.

  • Gerardo
    2019-04-01 23:10

    L'autore presenta il flusso di coscienza di Andrea Bellini, personaggio reale, protagonista della Milano anni Settanta. P. ne raccoglie la testimonianza orale e produce un testo che si immedesima in tale figura, arrivando a scrivere in prima persona come se egli fosse lo stesso Bellini. Il testo è scritto in maniera particolare: è suddiviso in capitoli a loro volta suddivisi in paragrafi che, generalmente, ruotano intorno a un singolo evento. Questa suddivisione scandisce il tempo e fa da cronologia. Le frasi (principali, subordinate, incisi) sono distanziate da un trattino, quasi a mimare una pausa di respiro e non logico-sintattica. Il ritmo è incalzante, anche per via dell'uso del presente che fa immergere il lettore nella coscienza stessa di bellini. Ma più che soffermarsi sui pensieri, questo testo si concentra sulla percezione: gli anni Settanta vengono eroticizzati, resi estremamente fisici: si parla di scontri fisici, desideri sessuali e affettivi, rapporti tra amici, estetica della forza collettiva. E' il racconto della nascita e della caduta di un servizio d'ordine, braccio armato dei collettivi col compito di proteggere le manifestazioni dalla violenza della polizia, oltre che di malmenare le forze fasciste presenti a Milano. Il Casoretto è il servizio d'ordine fondato da Bellini e compagni, che dalla sua travolgente figura prenderà anche il nome di "banda Bellini". Non è un'immersione nell'ideologia, bensì nell'estetica di quegli anni: una forza vitale e tumultuosa che cerca di esprimersi e realizzarsi attraverso l'uso della violenza, come forma di azione contro la ben peggiore violenza fascista. E' un modo non ipocrita di convivere col neofascismo, continuando la grande tradizione della Resistenza. Il tutto ci viene narrato in presa diretta, nella fisicità degli scontri e nelle descrizioni delle divise dei vari gruppi, delle armi, dei metodi di combattimento. Bellini mette in scena la propria idea politica, senza troppi tentennamenti teorici e tale testo restituisce la bellezza di quella forma/azione, rendendola arte. La violenza del Casoretto è studiata, razionale, che si fonda sulla strategia: il coraggio è necessario, ma non si cede mai al caos. E' un servizio d'ordine, appunto, e non si cede all'istinto animalesco: si colpisce senza il desiderio di distruggere. Ciononostante, Bellini non nasconde un certo narcisismo insito in un modo di vivere del genere: c'è una forza maschia che attrae, tant'è che la naturale conseguenza delle azioni sembra essere l'aumento del proprio prestigio nel mondo femminile. Erotica della violenza, affermazione del maschio che seduce la donna, nonostante quest'ultima sia impegnata nelle sue lotte di emancipazione. Eppure, la parabola ascendente del Bellini è destinata ad arenarsi nel fatidico 1977: la lezione del '68 viene tradita e il discorso diventa edonista, focalizzandosi sul godimento. Le droghe e la violenza per la violenza contribuiscono a creare una nuova generazione sbandata, senza un fine, che non riesce altro che a creare situazioni di caos in cui tutto assume i connotati di un gioco pericoloso. La lotta sociale diventa una sorta di gioco avventuroso per dei ragazzi che si preparano ai gioiosi e vacui anni Ottanta. Purtroppo, a tratti, il testo risulta ripetitivo: i continui scontri tra i vari collettivi, le eterne divisioni della sinistra, le varie donne del Bellini. Questo restituisce un po' del senso circolare di quegli anni, di un affannarsi che non sempre sembra arrivare a qualcosa, ma dal punto di vista narrativo può risultare pesante.